La Micoterapia (dal greco “mýkēs”, fungo” e “therapeía, der. di therapeúō”, “curo/a”), è una terapia che utilizza i funghi o i loro metaboliti secondari, a scopo benefico, come rimedio preventivo o integrativo per diverse patologie.
Attualmente solo il 10% delle specie di funghi è conosciuto e studiato e dagli anni ’60 sono stati brevettati alcuni farmaci come: Befungin (derivato dal Chaga, Inonotus obliquus; Russia), Lentinan (derivato dallo Shiitake, Lentinula edodes; di origine asiatica), Frazione D da Maitake (Grifola frondosa), Schizophyllan (derivato dallo Schizophyllum commune), PSP e PSK (derivati dal Coriolus versicolor o Trametes versicolor; Giappone), nonché tiamulin, valnemulin e retapamulin (di origine semi-sintetica, derivati dal Pleurotus passeckerianus; i primi due utilizzati in ambito veterinario mentre il Retapamulin autorizzato come antibiotico ad uso umano; Paterson e Lima 2014, de Mattos-Shipley et al., 2016).

I funghi rappresentano un’importante risorsa di principi attivi caratterizzati principalmente da polisaccaridi ma anche da triterpeni e polifenoli (Cheng et al., 2017) che devono essere ben titolati e opportunamente esplicitati in etichetta come garanzia di qualità.
Inoltre, i funghi sono apprezzati anche per l’elevato valore nutrizionale in quanto, poveri di grassi, ricchi di β-glucani, vitamina B, E, D, C, di proteine, nonché considerati un’ottima fonte di microelementi, come: K, Mg, P, Ca, Cu, Fe, Ge, Se e Zn (Chatterjee et al., 2017).
I più noti principi attivi dei funghi sono i "β-glucani", polisaccaridi bioattivi spesso descritti come “Biological Response Modifier” per la loro comune abilità di attivare e modulare la risposta immunitaria dell’ospite mediante diversi recettori tra cui: Dectina-1, il recettore del complemento (CR3) e TLR-2/6, inoltre possiedono innumerevoli azioni specifiche che dipendono da diversi fattori (struttura, caratteristiche chimico-fisiche, peso molecolare, grado di ramificazione, tipo di zuccheri o presenza di gruppi non zuccherini; Giavasis 2014).
Oltre ai β-glucani, ci sono anche altri composti attivi molto studiati, tra cui principalmente ricordiamo i Triterpeni, un vasto gruppo di principi attivi con numerose potenzialità. I triterpeni del Reishi, hanno evidenziato attività antinfiammatoria, antistaminica, antiaging, epatoprotettiva e di supporto in oncologia.
Proprio in seguito al grande impulso scientifico e commerciale dell’uso dei funghi medicinali come integratori alimentari, è importante saper scegliere e consigliare, secondo il rigore scientifico. A tal proposito, è importante sapere che per poter esplicare la loro azione in modo ottimale, è preferibile l’utilizzo dei funghi medicinali in forma di solo estratto (per lo più acquosi, ma in alcuni casi anche alcolici o con CO2 supercritica - anche la Medicina Tradizionale Cinese utilizza i decotti –estrazione acquosa-) rispetto al “totum” (fungo intero polverizzato) e senza l’utilizzo della vitamina C. Infatti, a supporto dell’effetto sinergico tra funghi medicinali e vitamina C, ci sono solo tre incoraggianti evidenze in vitro (Konno, 2009; Duan et al., 2017; Zhao et al., 2017) che sottolineano tuttavia, come tale effetto sia potenzialmente indotto proprio dalla sinergia dei meccanismi d’azione dei singoli composti e non già da un miglior assorbimento intestinale dei β-glucani favorito dalla vitamina C.
Recentemente inoltre, non solo non ci sono evidenze scientifiche che evidenziano il miglior assorbimento dei β-glucani fungini attraverso l'utilizzo concomitante di Acido Ascorbico (Vitamina C), bensì, un recente Studio Clinico conferma che l'Acido Ascorbico non altera nemmeno la farmacocinetica dei composti triterpenoidi (es. Acido Ganoderico A) presenti soprattutto nell'estratto idroalcolico, alcolico o in CO2 supercritica, di Ganoderma lucidum (Tawasri et al., 2016).
La scienza dimostra nuovamente come la co-somministrazione di Vitamina C non aumenti l'assorbimento dei composti attivi dei funghi, non interferendo con la loro farmacocinetica.
Infine, nonostante i diversi metodi di estrazione siano processi costosi, possono influenzare l’attività biologica dei singoli prodotti (Coy et al., 2015) poichè a seconda del metodo e del solvente utilizzato, si estraggono principi attivi diversi, con azioni differenti. Con l'estrazione acquosa si estrae soprattutto la frazione polisaccaridica (i β-glucani), mentre con estrazioni alcoliche e maggiormente, in CO2 supercritica, si estrae principalmente la frazione triterpenica.
Gli estratti inoltre, oltre ad essere preferiti negli studi scientifici (quindi più studiati), permettono la miglior assimilazione dei principi attivi altrimenti confinati nelle cellule fungine, la cui parete è formata da chitina (fibra insolubile e difficilmente degradata nello stomaco per la scarsa presenza dell’enzima Chitinasi –Paoletti et al., 2007-), aumentando così l’efficacia e la sicurezza, caratteristiche imprescindibili per un prodotto di qualità (Reese et al., 2007).